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ALTRO CHE FINE DELL’AUSTERITA’…



Dopo “Quota 100” attaccano il Reddito di cittadinanza. Altro che fine dell’austerità! Vogliamo un reddito minimo di 1.000 euro per disoccupati, cassaintegrati, partite Iva. I giornaloni ci informano: dopo “Quota 100”, anche il Reddito di cittadinanza è sotto attacco. Il disegno è chiaro: cancellare ogni misura sociale, per quanto debole, del governo gialloverde; ricondurre, passo dopo passo, il Paese verso una nuova stagione delle politiche di austerità. Abbiamo sempre denunciato i limiti del Reddito di cittadinanza, ma l’attacco che gli viene portato non è certo fatto per rimuoverli. Al contrario, esso ha lo scopo di depotenziare ancora di più questo strumento, che con tutti i suoi difetti è pur sempre l’unica misura messa in campo contro la povertà negli ultimi anni. I giornaloni, e le forze sistemiche che li controllano, ci dicono senza pudore che il Reddito di cittadinanza disincentiva il lavoro. Ma di quale lavoro stanno parlando? Se il tasso di disoccupazione sopra il 10% ce lo chiede la loro amata Europa – ecco un particolare di cui tendono sempre a dimenticarsi – dov’è il lavoro? E dov’è oggi, con un milione e mezzo di disoccupati in più a causa della sciagurata gestione emergenzialista dell’epidemia? La verità è che il lavoro potrà essere creato solo da una nuova Italia, uscita dalla gabbia dell’euro e dell’UE. Intanto, chi ha creato il disastro attuale garantisca a tutti almeno un minimo per vivere. “Vogliamo un reddito minimo di 1.000 euro per disoccupati, cassaintegrati, partite Iva”, così è scritto nell’appello della manifestazione del 10 ottobre. Saremo lì anche per questo!

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